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Posted by on Mar 26, 2019 in Blog news, News da Georgica | 0 comments

Lido Po di Guastalla… “Un fitto formicaio di bagnanti”

Lido Po di Guastalla… “Un fitto formicaio di bagnanti”

 

Georgica si tiene ogni anno in un luogo speciale: il lido Po di Guastalla. Non è solo un luogo splendido dal punto di vista paesaggistico, ha un insieme di belle storie da raccontare. Mauro Zecchi ce ne ricorda un pezzetto.

 

I raggi del sole sulla faccia, l’aria umida sulla pelle, la sabbia sotto i piedi e tante persone intorno che fanno il bagno. No, non siamo in Riviera, e nemmeno in una delle tante altre spiagge lungo i litorali italiani. Siamo sulle rive di un fiume, il grande fiume, il Fiume Po. E siamo solamente a qualche decennio fa, un altro tempo, un altro mondo.

Un tempo in cui arrivare a Lido Po di Guastalla significava trovarsi davanti una vera e propria stazione balneare. Non è chiaro quando inizi a diffondersi questo uso ricreativo delle acque del grande fiume, ma già nel volume Le cento città d’Italia illustrate (1929) si legge di come il nuovo ponte di barche fosse utile alla cittadinanza “…portando al pittoresco e ben munito Lido di Guastalla un fitto formicaio di bagnanti”.

Quindi, alla fine degli anni 20, si parla già di una località attrezzata e rinomata che muoveva le prime forme di turismo di massa, attirando villeggianti dalla città vicine a bordo di treni organizzati per l’occasione dalle Ferrovie Reggiane. Tanta partecipazione portò rapidamente alla nascita di iniziative collaterali come le crociere sul Po o altre manifestazioni sportive come le celebri Traversate del Po, di rilevanza nazionale.

Una lingua sabbiosa verso il fiume

Certamente l’area del fiume, prima della modifica del corso del Po, era diversa rispetto a quella attuale. Lo Chalet, realizzato nel 1919, si affacciava direttamente sulla riva e questo lo rendeva teatro ideale di feste e balli. Una lingua sabbiosa declinava dolcemente verso il fiume, costellata di ombrelloni e cabine a servizio dei bagnanti. L’ambiente golenale costituiva ancora il luogo di lavoro per molte persone che svolgevano attività oggi quasi del tutto estinte: barcari, pescatori, traghettatori, lavandaie, cacciatori, cavatori di sabbia, molinari e pontieri.

Tempi, insomma, in cui il fiume era parte integrante di una cittadina e di una comunità, e come tale veniva vissuto fino in fondo dai suoi abitanti.

Anche gli artisti locali, tra cui personaggi del calibro di Mazzacurati, Bartoli e Mozzali, saranno influenzati da questo fermento in riva al Po, tanto che realizzeranno diverse decorazioni e cartelli per il Lido, oltre a manifesti e ornamenti in occasione delle feste presso lo Chalet. La spiaggia guastallese è protagonista anche di diverse opere pittoriche come i magnifici acquerelli di Mario Bolzoni, un efficace spaccato della cittadina padana negli anni 30.

Un ritrovo d’elite

Eppure, l’intento iniziale nello sviluppo dell’area del Lido non era quello di creare un luogo per il turismo di massa, ma un ritrovo d’élite, un esclusivo punto di relax e divertimento dove respirare un’aria più sana di quella del resto della pianura. Le cose però dovettero andare diversamente, se nel Ferragosto del 1935 furono ben 23.000 i turisti che arrivarono in corriera nella zona del Lido.

In linea con il mito della maggior salubrità dell’ambiente rivierasco, fin dal 1928 sarà costituita la Colonia Elioterapica, portando una moltitudine di ragazzi e bambini a trascorrere qui i mesi estivi tra bagni, esposizioni al sole e giochi.

 

Con il passare degli anni la situazione in riva al fiume si evolve e cambiano i personaggi di riferimento, ma rimane invariata l’idea del Lido Po come “il mare dei poveri”, dove trovare “l’aria buna”.

Gli anni Sessanta

Negli anni 60 uno dei punti di ritrovo più noti della spiaggia era il bar Da Taschìn i cui gestori offrivano a noleggio tende, cabine e ombrelloni. Le strutture fisse tuttavia erano sempre a rischio a causa delle piene e così, dopo qualche anno, il bar si trasformò in una zattera galleggiante divenendo ancor più elemento caratteristico del litorale. Per procurarsi le bibite fresche, essenziali per un momento di refrigerio sotto il sole estivo, i gestori del bar dovevano compiere lunghi viaggi nelle città vicine per acquistare blocchi di ghiaccio per creare un luogo che fosse via di mezzo tra una ghiacciaia e un frigorifero.

Il Po in quel periodo diventava quindi moto affollato di bagnanti, ma affrontare la corrente e i famosi “mulinelli” era pur sempre un rischio. Diversi erano quindi i bagnini che si occupavano della sicurezza, con mezzi appositi per recarsi al centro del fiume e prestare soccorso. A volte tuttavia accadeva l’irreparabile e questi mezzi di soccorso dovevano trasformarsi in mezzi di recupero, con i cosiddetti “grafit” lunghi pali che terminavano con un rampino per scandagliare il fiume e recuperare i corpi degli annegati.

Negli anni 50 viene creato il Pennello, una striscia di terra che si addentra nel fiume, divenendo luogo ideale per le passeggiate domenicali e la pesca. Diversi guastallesi ricordano ancora la sua costruzione e molti abitanti del fiume parteciparono attivamente alla creazione delle strutture di protezione per far sì che la corrente non lo rovinasse col trascorrere del tempo.

A un certo punto tutto cambiò. Il divieto di balneazione per l’inquinamento delle acque e la costruzione nel 1969 del ponte in cemento tra Guastalla e Dosolo, segnarono la fine di un’era. Per un certo tempo l’abitudine dei guastallesi a recarsi sulla spiaggia del Lido resistette, utilizzando le cave della golena per un bagno ristoratore. Ma con l’andare del tempo i turisti diminuirono e il Po tornò ad essere un ambiente vissuto da pochi affezionati.

 

Negli ultimi anni, tuttavia, molto è stato fatto per riscoprire e valorizzare il gigante d’acqua e la sua riva. La pista ciclabile di Viale Po, la zona del Peace in Po, i ristoranti e i locali, l’ostello Locanda dei Pontieri e una serie di eventi che vedono il fiume come protagonista, hanno ridestato la vitalità e l’interesse di questi luoghi. Una speranza verso un futuro di ripristino, cura e rinnovata amicizia nei confronti del Grande Fiume.

 

 

articolo di Mauro Zecchi

foto di: famiglia Ferrari, dipinto della collezione comunale di Guastalla e cartolina d’epoca

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