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Posted by on Apr 16, 2019 in Blog news, News da Georgica | 0 comments

Il ponte in barche sul Po a Guastalla

Il ponte in barche sul Po a Guastalla

 

Chi viene a Georgica a Guastalla non può non essere attratto dall’imponenza del ponte stradale a poche centinaia di metri di distanza dal luogo della manifestazione. Quel ponte ha una storia secolare e Mauro Zecchi ne tracce alcune tappe salienti.

 

Obbedisco”. Questo il contenuto del celebre telegramma con cui Garibaldi rispose all’ordine del comando italiano di arrestare l’avanzata verso Trento nel 1866. Questo episodio fu uno degli atti conclusivi della Terza Guerra d’Indipendenza, un conflitto che permise all’Italia di strappare all’Impero Asburgico il Veneto e la provincia di Mantova. Da quel momento, per la prima volta dopo secoli, le due rive del fiume Po appartenevano in pianta stabile ad uno stesso stato. Il più grande corso d’acqua della penisola finiva di rappresentare un confine e si trasformava in elemento unitario, favorendo gli scambi e i contatti tra le due sponde. L’aumento della richiesta di passaggi da riva a riva rese presto necessario un nuovo ed efficace sistema di attraversamento permanente. Ed è proprio da quel momento che lungo il medio corso del Po iniziano a sorgere numerosi ponti di barche in sostituzione dei traghetti come mezzo di spostamento principale.

Fin dai tempi antichi, numerosi furono i ponti realizzati su materiale galleggiante costruiti sul Po; generalmente si trattava di opere temporanee ad uso di eserciti in transito o erano costruiti per particolari necessità economiche delle città rivierasche. Queste strutture erano molto costose e fragili; potevano durare una stagione o pochi mesi, prima di essere travolti dalle piene stagionali. Fino alla seconda metà del secolo infatti l’unico ponte di barche fisso sul Po era quello di Piacenza, ma nel 1866 fu costruito quello di Viadana, con barche in legno, poi sostituite (1912) con barche di cemento. Nel 1869 fu la volta di Borgoforte; di Ostiglia nel 1876 con barche in legno ed in cemento e nel 1893 di San Benedetto Po (Mantova), con barche provenienti dalla demolizione del ponte di Cremona.

Non stupisce dunque la notizia che nel 1903 la Giunta Municipale di Guastalla formulasse le prime ipotesi di realizzazione di un ponte su Po. Il 9 aprile 1907 Adelmo Sichel scrisse un’analisi profonda e lungimirante sull’importanza di migliorare le infrastrutture e le vie di collegamento tra le due rive, elencando i numerosi benefici che ne sarebbero scaturiti.

Si diede così avvio a un lungo iter che vide, tra i suoi passaggi chiave, la costituzione nel 1912 del “Consorzio dei Comuni di Guastalla e Dosolo per la costruzione di un ponte in chiatte attraversante il Fiume Po”, tentando di coinvolgere tutti i comuni limitrofi nell’operazione. Molti però si sfilarono a causa dei costi ingenti e di altri problemi organizzativi, mentre l’inizio della Grande Guerra costrinse le amministrazioni ad accantonare temporaneamente il progetto.

Finalmente, nel maggio 1925 iniziarono ufficialmente i lavori per il nuovo ponte, realizzato secondo la tecnica consolidata di collegare tra loro grosse chiatte e ancorarle a pesi immersi nel fiume, potendo comunque essere facilmente spostate per aprire un varco in caso di passaggio di imbarcazioni. A fine 1927, l’opera era già percorribile e le cronache ci informano che il 30 novembre di quello stesso anno ben 600 persone transitarono sul ponte dirette al mercato di Guastalla.

 

Il nuovo collegamento fluviale finì per suscitare un grande fermento collettivo, con risvolti di tipo sia economico che sociale, divenendo anche una testimonianza dell’evoluzione di Guastalla in chiave moderna. Il ponte accrebbe anche la potenzialità turistica del Lido Po, che costituiva una spiaggia balneabile e un ritrovo per le cure elioterapiche e iniziò presto a caratterizzare il panorama rivierasco del grande fiume.

Fu proprio questo fermento di vita, all’interno di un paesaggio plasmato dall’uomo, che ispirò Mario Bolzoni, giovane studente dell’Istituto Toschi di Parma, ospite a Guastalla della famiglia Mossina, nella realizzazione di una serie di acquerelli negli anni 1930 – 33. Attingendo dalle cartoline dell’epoca, Bolzoni riproduce l’ambiente fluviale e il suo rapporto con l’uomo, aggiungendo talvolta anche qualche dettaglio personale.

Naturalmente il ponte di barche necessitava di una cura costante e di manutenzione. Furono i cosiddetti “pontieri” a occuparsi di tutti gli aspetti necessari al suo perfetto mantenimento e alle aperture del ponte in caso di passaggio di imbarcazioni.

Nei pressi della riva si trova tuttora la struttura in muratura che ospitava il gruppo di pontieri con le loro famiglie, oggi riconvertita a locanda/ostello, avente sulla sommità la torretta che consentiva di tenere d’occhio l’accesso al ponte.

Quando venne poi deviata la foce del torrente Crostolo, portandola alla sua posizione attuale, l’equilibrio della zona mutò e i pontieri contribuirono al trasferimento del ponte qualche centinaio di metri più avanti.

 

La vita del ponte di barche, così pittoresco e simbolico, giungerà al termine con la costruzione del ponte di cemento alla fine degli anni 60. Arnaldo Bartoli raffigurò quel momento nel 1968 con un grande dipinto, nel quale i due mondi della modernità e della vita lenta e semplice dell’ambiente fluviale vengono a contatto, quasi intuisse che la nuova struttura rappresentava davvero la fine di un’era.

 

Articolo di Mauro Zecchi

Approfondimenti:

  1. BONINO, “Antiche barche e battelli del Po”, Grandi Carte, San Felice sul Panaro 2015
  2. STORCHI, “Una città e una società in transizione” in AA.VV., Luci negli anni bui, Tecnostampa, Reggio Emilia 1987

Credits immagini:

Mario Bolzoni, “Ponte di barche di Guastalla” 1930 – 33, Acquerello, Collezione Comunale, Foto di Fausto Franzosi

Foto tratta dal catalogo della mostra “Il fiume tra arte e memoria”, Guastalla 2012

Foto tratta dal volume “Oltre la memoria”, Guastalla 1996

Arnaldo Bartoli, “Costruzione del Ponte di Guastalla” 1968, Olio su masonite, Collezione Banca Reggiana Credito Cooperativo, Foto di Fausto Franzosi

 

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