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Posted by on Apr 15, 2019 in Blog news, News da Georgica | 0 comments

I barcaioli del Po

I barcaioli del Po

 

Il luogo in cui si svolge Georgica, il Lido Po di Guastalla, è un luogo particolare, che riesce a evocare storie e figure ormai passate. Eccone una.

 

“Chi di mestiere conduce o noleggia una barca” così il dizionario della lingua italiana esplicita la voce di barcaiolo. Così si potrebbe semplicemente dire, ma per gli abitanti dei territori adiacenti al Po è molto di più. Una figura, di cui oggi restano solo epici ricordi, che a lungo ha caratterizzato alcune delle principali attività legate al Grande Fiume.

Era “l’uomo del Po”, il “barcaro”, figura quasi eroica, simbolo di indipendenza, libertà ed individualismo. Il termine barcaro, di origine veneta, indicava il proprietario e conduttore di barche.  Il fiume era il suo indispensabile compagno di vita, che assicurava mobilità, difesa, igiene e raccolta di materiali vari per il sostentamento personale. Affiancavano la figura del barcaro: il barcarolo, capo barca, ma non proprietario, il marinaio, il mozzo e il peota, figura professionale nata per aiutare l’equipaggio a superare più facilmente gli ostacoli presenti nel corso d’acqua da percorrere.

Una vita sul Po

È in questa cornice che si inserisce l’attività del barcaiolo, figura che per secoli ha accompagnato il lento avanzare del tempo, scandito solamente dall’alternarsi delle stagioni e da qualche rara calamità naturale. La sua caratteristica principale era l’abilità nel muoversi sull’acqua, la capacità di remare con naturalezza anche controcorrente. A contatto con la semplicità della natura, il barcaro aveva la roncola sempre a portata di mano, viveva all’aria aperta e spesso dormiva in barca. Numerosi erano i ruoli a lui riservati. In primis, il trasporto di merci e persone da una sponda all’altra, essenziale per consentire la mobilità interterritoriale in un periodo in cui ponti e imbarcazioni a motore non esistevano. Durante le piene d’autunno e di primavera compito essenziale era la pulizia delle acque dai tronchi più grossi, che con appositi arpioni venivano agganciati e trascinati a riva, dove venivano fatti seccare al sole. Vi erano poi le attività dedite al proprio sostentamento personale, come la raccolta di legna, effettuata soprattutto durante la stagione invernale senza pagare alcun dazio perché indispensabile per tenere pulito il fiume. Un’altra attività era la pesca, caratterizzata dal ripetersi regolare delle giornate. Alla sera il barcaiolo stendeva le reti sul fondo del fiume e al mattino presto le issava sulla barca e le portava a riva per lo svuotamento. Qui ad attenderlo c’era la moglie o una figlia pronta a dividere i vari genere di pescato. Raramente si portava il pesce al mercato perché i dazieri erano in attesa di tassare la preziosa merce.

Il suo abbigliamento era semplice: dalla primavera all’autunno a piedi scalzi con i pantaloni rivoltati fino al ginocchio, camicia a quadri multicolore senza colletto, con sotto lunghe maglie rosse accollate con pochi bottoni; in piena estate a dorso nudo. In testa la berretta o un cappello a falde larghe. In vita portavano la cintura di cuoio o di tela alla quale attaccavano l’immancabile roncola.

I giovani apprendevano il mestiere affiancando i barcari più esperti: imparavano la scienza della navigazione fluviale, a guidare convogli, ad attaccare i cavalli per il traino delle grosse imbarcazioni, a conoscere i fondali, così rapidamente variabili, dal leggero movimento delle onde, ma soprattutto imparavano a conoscere gli umori del fiume.

L’occupazione più remunerativa, ma faticosa, era la raccolta di sabbia e pietrame per uso edilizio. Il cosiddetto “sabbiaiolo” che con grossi mestoli scavava sul fondo del fiume, estraendo sabbia e ghiaia che veniva poi passata in grandi setacci per la selezione. Il trasporto di tali materiali inerti era spesso aiutato da animali da tiro o uomini che dalla riva trainavano l’imbarcazione.

Anche la creazione di fascine in seguito alla raccolta di vari ramoscelli soprattutto di salici, utilizzate per irrobustire gli argini o i pennelli erano compito dei barcaioli. Insomma, era una figura multitasking che con facilità poteva risolvere tante problematiche legate al fiume.

 

Un ricordo

Zelindo Catellani, tecnico del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, ricorda con affetto la figura di Allodi detto Drogo, uno degli ultimi barcaioli di Boretto rimasti negli anni ’60. Lo definisce “mingherlino, alto 1,60 m e di circa 60 kg”, ma con un’incredibile dimestichezza e abilità nel muoversi tra le correnti più forti. Una vita dedicata al fiume tra le nebbie invernali e l’afa estiva, tra le piogge e le zanzare.

 

Articolo di Elisa Aldrovandi

Credits immagini:

Guastalla, inverno 1927

Con picconi, aste ed altro ancora, alcuni barcaioli tentano di liberare un battello dalla morsa del ghiaccio.

DA: Antonio Setti, “Guastalla immagini de Lido Po dal 1900 al 1970”, Editoriale Sometti, Mantova, 2012, p. 112.

Barcaiolo

DA: “Bianco e nero il Po”, Centro studi Padano PO 2000” Riccardo Bacchelli”, Casa Editrice Maccari, Parma, 1993

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