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Posted by on Apr 12, 2019 in Blog news, Eventi e attrazioni, News da Georgica | 0 comments

Georgica 2019 e Tracce di moda a Guastalla

Georgica 2019 e Tracce di moda a Guastalla

 

“Mi chiedi perché compro riso e fiori? Compro il riso per vivere e i fiori per avere una ragione per cui vivere.” Confucio.

Ogni cosmogonia include sempre un giardino perennemente in fiore, che si tratti del Giardino delle Esperidi all’Eden biblico, l’elemento naturale è simbolo di un’ Età dell’Oro irrimediabilmente perduta.

 

Non perderti “Tracce di Moda a Guastalla”

In occasione della VII edizione di Georgica, la festa della terra, delle acque e del lavoro nei campi, il Comune di Guastalla offre la possibilità di accedere con tariffa speciale alla mostra “Tracce di Moda a Guastalla” a coloro che visiteranno la manifestazione in riva al Grande Fiume. Questo per celebrare il legame profondo che si sviluppa tra tessuti e natura, un legame che risulta evidente attraversando le sale della mostra che includono dipinti e abiti, merletti e antichi documenti, alla scoperta dei gusti e delle tendenze nell’abbigliamento nobiliare tra Cinquecento e Settecento.

Natura e decori in mostra

L’elemento naturale è uno dei temi decorativi più ricorrenti nelle opere esposte, spesso corredato da profondi e remoti significati simbolici.

Osservando attentamente le decorazioni floreali damascate e broccate nei paramenti sacri del Duomo di Guastalla esposti in mostra per l’occasione, il visitatore potrà facilmente riconoscere piante a lui note. In primis i tulipani, che abbondano nella fitta trama del Piviale in damasco rosso che apre con austera solennità l’esposizione. Una ricca composizione di tulipani si ritrova nell’ampia gonna a fondo turchese di una delle otto Dame di Villa Paralupi e nell’abito da cocktail dei rivoluzionari anni ‘60 esposto nelle Sale delle Grottesche. Il tulipano, fiore originario della Turchia di cui è simbolo nazionale, fu importato in Europa nel 1554 per opera dell’ambasciatore fiammingo Ogier Ghislain de Busbecq, che inviò alcuni bulbi al responsabile dei giardini reali olandesi. La sua coltivazione in Europa inizia verso la fine del XVI secolo. È datata al 1600 la “gara” che si scatenò fra i membri della middleclass a superarsi l’un l’altro nel possesso dei tulipani più rari. I prezzi arrivarono a livelli insostenibili e i bulbi divennero rapidamente una merce di lusso e uno status symbol. Scoppiò la cosiddetta “tulipanomania”: una speculazione finanziaria paragonabile a quelle odierne in cui molti persero la loro intera fortuna da un giorno all’altro. È naturale, quindi, che fosse un tema di gran moda anche nella decorazione dei tessuti laici ed ecclesiastici.

I fiori, simboli di sacro e di profano

Tra i motivi decorativi degli abiti esposti troviamo anche altre essenze floreali. Il garofano, o Dianthus (fiore di Dio) è l’essenza centrale del mazzo di fiori che fuoriesce dal vaso tessuto nel piviale. Questo fiore fu portato in Francia da Tunisi nel XIII secolo dai soldati di Luigi IX, perché ritenuto antidoto alla peste e alle febbri. Diventa rapidamente un simbolo di nozze, profane e mistiche. Lo ritroviamo fra le mani della Madonna come simbolo della Chiesa “sponsa Christi”. Nel Medioevo è associato anche alla Passione di Cristo, perché, secondo la leggenda, le lacrime della Madonna lungo il Calvario si trasformarono in garofani bianchi (e per questa ragione i pistilli avrebbero la forma di chiodi). I due garofani, invece, nelle mani di Cristo simboleggiano la sua doppia natura, umana e divina.

Altro fiore presente nel piviale, insieme al garofano e al tulipano, è il narciso, dal greco narkào «stordisco». Il suo nome fa riferimento all’odore penetrante ed inebriante dei fiori di alcune specie. Nell’antichità classica simboleggiava l’egoismo e l’amore verso se stessi, in relazione al mito del bellissimo giovinetto che, specchiandosi nell’acqua, s’invaghisce della propria immagine e muore cadendo nel lago in cui si specchiava. La simbologia non cambia in ambito cristiano, in cui il narciso compare nei dipinti dell’Annunciazione o del Paradiso Terrestre per rappresentare il dolore della Madonna oppure l’egoismo, la morte e il peccato su cui trionfano l’amore divino e la vita eterna.

Anemoni rossi e fiordalisi, assieme a rosolacci e aster, sono invece rintracciabili nella pianeta in lampasso della prima metà del XVII secolo. Nelle Metamorfosi di Ovidio l’anemone è il fiore nato, per volontà di Afrodite, dal sangue del bellissimo giovinetto Adone, da lei amato, che fu ferito a morte da un cinghiale mandato da Ares ingelosito. Il nome prende origine dal greco “ànemos” (vento), perché è fragile e basta appunto un colpo di vento a disperderne i petali. Per questa sua caratteristica simboleggia la caducità della bellezza e, soprattutto, della vita. Anche gli etruschi lo associavano ad un’immagine funebre ed erano soliti coltivarlo accanto alle tombe. Il mito fu assorbito dall’iconografia cristiana, per cui l’anemone, nato dalle gocce del sangue di Cristo sul Calvario, venne spesso rappresentato ai piedi della croce. Il fiordaliso in latino era noto come “centaureum”, in riferimento al centauro Chitone che, ferito per errore da Ercole con una freccia avvelenata, guarì con una pozione a base di fiordaliso. L’iconografia cristiana l’associa a Gesù Cristo perché cresce nei campi di grano, simbolo dell’Eucarestia, e per il suo colore, che richiama il cielo e, quindi per estensione il Paradiso e la vita dopo la morte.

Un fiore particolare, il papavero, o meglio, la capsula d’oppio del Papaver somniferum, è il protagonista del velo da calice in damasco verde. Il seme del papavero è  conosciuto fin dall’antichità per le sue proprietà sedative, largamente utilizzato nella fabbricazione della “triaca”, una delle più antiche medicine conosciute , composta da una settantina di ingredienti tra cui anche la carne di vipera disseccata.

La rosa sul calice del Duomo di Guastalla

Infine, il fiore più amato, regina dei fiori, la rosa. Delicatissime rose rosse dai petali sfumati le troviamo ricamate a punto pittura su uno dei veli da calice del duomo. La rosa rossa rappresenta sovente il sangue di Cristo e la Carità, mentre quella bianca, come appare sull’ultimo abito della mostra, raffigura la purezza verginale.  Antichissimo è il suo utilizzo come simbolo di purezza, passione, amore ma anche gelosia e pentimento. La tradizione narra di come la rosa del Paradiso Terrestre fosse senza spine, che spuntarono dopo la cacciata di Adamo ed Eva per ricordare all’uomo le perdute dolcezze dell’Eden.

 

Ma non solo fiori: il pomodoro è l’elemento naturale che curiosamente e inaspettatamente affolla un piccolo velo da calice in taffetas bianco laminato broccato con sete policrome e oro filato, datato tra il 1750 e il 1760 secolo. Nativo della zona oggi compresa tra Messico e Perù, fu importato in Europa nel 1540, anche se la sua diffusione dovette attendere fino alla metà del XVII. Inizialmente utilizzato per scopo ornamentale e decorativo perché si riteneva velenoso, solo dalla fine del Seicento si iniziò ad utilizzare in campo gastronomico soprattutto in alcune regioni dell’Europa Meridionale.

 

Tutti questi e molti altri ancora sono i buoni motivi per non perdersi la mostra in palazzo Ducale di Guastalla dal titolo “Tracce di moda nella Guastalla – 500, 600, 700 e risonanze novecentesche” che è in chiusura. Georgica 2019, il 19-20-21 aprile è l’ultima occasione per visitarla.

 

Articolo di Staff UIT- Guastalla

Foto di Fausto Franzosi

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Ci vediamo a Georgica 20-21-22 Aprile 2019 !